Il negato patrocinio da parte del Comune al concerto in onore del musicista recanatese Giuseppe Persiani, a 150 anni dalla sua morte, perchè nel manifesto compariva il logo del Centro Aiuto alla Vita, a cui l'evento era dedicato, ha suscitato forti reazioni nel mondo cattolico ad iniziare dalla firma autorevole del maestro Andrea Carradori, insignito nel 2016 del Premio “Marchigiano dell’anno” istituito nel 1984 dal Centro Studi Marche di Roma. Sul suo quotidiano on line “Missainlatino.it” Carradori scrive che la scelta di inserire il logo e la dedica al CAV nella locandina del concerto per l’anniversario della morte del Maestro Persiani ha scatenato in Comune un “putiferio” inducendo “l’assessore alla cultura Rita Soccio a ritirare il patrocinio della Città di Recanati e con esso l’opportunità di utilizzare la sala concerti del prestigioso Centro Mondiale della Poesia. La Regione Marche ha invece confermato il patrocinio, gratuito, alla manifestazione che si è tenuta ugualmente”. Carradori, da tempo ben introdotto negli ambienti della chiesa e alle gerarchie vaticane, ha trovato sconveniente e poco natalizio il comportamento del Comune di Recanati. Insieme alla sua si sollevano altre voci indignate per quanto accaduto a Recanati. È quella del quotidiano digitale “In Terris” fondato da don Aldo Bonaiuto che ospita un articolo di Giacomo Galeazzi dal titolo: “A chi fa paura la difesa della maternità?” Don Aldo Bonaiuto è tra i volti noti dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ente internazionale di diritto pontificio e grande realtà della Chiesa diffusa in Italia e nel mondo, fondata da don Oreste Benzi. Anche un noto quotidiano si sarebbe interessato alla vicenda con il rischio che il fatto possa ancor più amplificarsi e tramutarsi in vero caso nazionale. Da molti la scelta del Comune viene considerata un infortunio al pari di quello di alcuni anni fa quando l’amministrazione Fiordomo decise di concedere una propria sala pubblica all’iniziativa di Samantha Comizzoli per la proiezione del film dal titolo “Israele il cancro”. La notizia, nel giro di pochi giorni, rimbalzò sui più importanti organi di informazione nazionale suscitando reazioni indignate da parte soprattutto delle varie comunità ebraiche presenti in Italia.
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