In questi giorni di apprensione per quello che sta succedendo in Medio Oriente, l’opinione pubblica si sta dividendo tra chi pensa sia stata un errore l’azione americana e chi invece la ritiene giusta. Non entro nel merito ma sono convinto che, in qualsiasi modo si veda la grave questione, non sia mai possibile accettare le categorie della violenza e della sopraffazione che sono generate dalla mancanza d’amore tra gli uomini.
Purtroppo la storia ci ha insegnato che la non violenza, intesa non solo come assenza di guerre, non è completamente realizzabile; resta comunque un nobile fine da perseguire magari cercando di limitarla. Come? Domanda difficilissima a cui dare una risposta, può comunque sostenerci l’esempio dei grandi personaggi della storia.
Quando si parla della non violenza il pensiero va sicuramente a Ghandi, il quale con la sua vita ci ha insegnato che è possibile liberarsi dalla violenza soltanto ricorrendo alla non violenza. Maria Montessori grande pedagogista sosteneva che la pace è un concetto positivo: non è semplicemente assenza di guerre, ma è il superamento del disordine morale e sociale per costruire una nuova società.
La pace deve diventare una scienza così come c’è stata e c’è una scienza della guerra. Tale scienza della pace ė l’educazione (Maria Montessori, Educazione e Pace, Garzanti Editore,1970). Due esempi ma se ne potrebbero fare altri ed egualmente significativi di persone che hanno dedicato la loro vita alla pace. Le loro soluzioni sono di ampio respiro e hanno bisogno di tempo.
Nell’immediato cosa è possibile fare? Servirebbero oggi grandi statisti che per statura politica e culturale sappiano porsi come mediatori ed operatori di pace. Potrebbe essere lo stesso Papa ad offrire la sua mediazione sulla base dell’esempio offerto da San Francesco e più recentemente da San Giovanni XXIII quando grazie alla sua mediazione diplomatica seppe risolvere la grave crisi dei missili a Cuba, che vedeva contrapposti gli Stati Uniti d’America e l’allora URSS.
Non abbiamo dubbi sul fatto che Papa Francesco stia operando in questa direzione: nell’ultimo Angelus si è appellato infatti a tutte le parti affinché mantengano accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo. Intanto di fronte alla possibilità di una nuova guerra, tra le altre ancora accese e di cui si parla poco, non possiamo fare a meno di pensare a quei poveri giovani dell’una e dell’altra parte. Essi sono condannati ad imbracciare le armi e a lasciare la propria casa e i propri affetti. Vedono nell’altro il nemico che può ucciderli e che devono uccidere.
Sono giovani contro giovani che al contrario avrebbero potuto costruire chissà quali e quante cose insieme in un mondo in pace. E che dire dei tanti bambini innocenti che sono le vere vittime di tali tragedie dell’umanità? Infine vorrei ricordare la contraddizione forte che vive proprio il mondo dell’educazione: si cerca di formare uomini liberi e in pace mentre la società è sempre più competizione e duro confronto.
Eppure si deve continuare a perseguire gli ideali della amicizia tra i popoli, della libertà e della giustizia per dare ai giovani un nuovo senso della vita e una nuova società alla cui costruzione possono e devono partecipare.
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