
Nota di Girio Marabini. Con la fiducia data al governo Letta pare affermarsi finalmente quel necessario spirito di riconciliazione di cui più volte abbiamo parlato su radioerre.net. E’ estremamente importante, infatti, abbandonare la logica della contrapposizione, che ha portato in questi ultimi 20 anni alla frammentazione e alla netta divisione delle coscienze, al fine di ricostruire le ragioni del vivere comune e di ricomporre la grave frattura esistente tra politica e cittadini. E’ chiaro ed evidente che non sarà facile superare nel governo di “grossa coalizione” 20 anni di incomprensioni, di accuse reciproche, di diffidenze…
Quali potrebbero essere tuttavia i riferimenti comuni? Gli esperti del gruppo di lavoro nominato dal presidente Napolitano, nel documento “l’Agenda possibile”, hanno indicato i possibili obiettivi immediati :”il mantenimento della coesione sociale, la tutela dei risparmiatori, il rispetto della Costituzione italiana e delle regole dell’Unione europea (…) In particolare, a proposito della Costituzione hanno sottolineato che ” la Costituzione contiene principi fondamentali a tutela del lavoro, della famiglia, del risparmio, dell’iniziativa economica, della proprietà, dei diritti civili e sociali ai quali è giusto e doveroso attenersi.”
I principi della Costituzione contenuti nel titolo III (rapporti economici dall’art. 35 all’art.47) possono costituire tracce sicure di riferimento,nell’affrontare ad esempio il tema fondamentale e cruciale del lavoro. l’Italia , infatti, è “una Repubblica democratica fondata sul lavoro “(art.1), per questo essa “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” (art.4) e “tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni “(art.35). Il problema del lavoro è ineludibile ( si pensi ad esempio alla drammaticità della disoccupazione giovanile): da esso discende il benessere stesso dei singoli e delle famiglie e ogni altra questione economica. Tutti però devono fare la loro parte, politici, cittadini, imprenditori. Non bisogna infatti dimenticare che la proprietà e l’iniziativa economica hanno uno scopo sociale. Recita infatti la Costituzione all’art. 41 “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” Allo stesso modo la proprietà privata è “riconosciuta e garantita dalla legge,che ne determina i modi di acquisto,di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” (art.42) La logica dovrebbe dunque essere quella della centralità del lavoro . Non sono del resto un caso il riconoscimento della “funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata “(art.45) e il riconoscimento del ” diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”(art.46).