Recanati: il 24 marzo riapre la Chiesa di San Vito

Ancora pochi giorni e il 24 marzo riaprirà il suo storico portone la Chiesa di San Vito, di proprietà comunale, lesionata dal terremoto del 2016. Sono, infatti, conclusi i lavori di consolidamento e miglioramento sismico della navata est della Chiesa realizzati con fondi comunali insieme a quelli della Protezione Civile. Riapre l’edificio religioso, già da tempo ancor prima del terremoto con gravi problemi strutturali, in tempo per celebrare nella Chiesa del Patrono i riti del Venerdì Santo come da tradizione. “Per le ditte impegnate nei vari lavori è la solita corsa contro il tempo, anche contro il maltempo, il freddo e qualche gufo, commenta il sindaco Fiordomo, ma ci siamo abituati”. Il riferimento è alle preoccupazioni sollevate da alcuni membri della Confraternita della Misericordia, ovvero Morte, di Recanati, i cosiddetti “sacconi” che curano il rito delle tre ore nel giorno del venerdì santo e seguono la processione del Cristo morto. La loro preoccupazione era che ci sarebbero stati pochi giorni di tempo per montare, all’interno della Chiesa, il palco della rappresentazione costringendo la Confraternita ad operare in condizioni di emergenza e a dover rinunciare ai vecchi e tradizionali scenari. Un rischio, per fortuna, evitato grazie all’impegno della ditta appaltatrice dei lavori e dell’Amministrazione. Nessuna buona nova, invece, per la chiesa di Santa Maria in Varano, ovvero la chiesa del cimitero comunale, chiusa dal novembre 2010 a cui le ultime scosse di terremoto hanno dato il colpo di grazia. La struttura, che risale al 1450, ha subito danni oltre ad un notevole aggravamento del quadro fessurativo tanto che nel novembre scorso sono stati dichiarati inagibili sia l’edificio religioso che la zona porticata e i sovrastanti locali attigui. Al suo interno vi si conserva ancora il pozzo di S. Giacomo della Marca e una cappella funeraria della famiglia Leopardi con affreschi di un certo pregio. Non ci sono soldi, per ora, per sistemarla e i fedeli saranno costretti ancora a seguire le funzioni religiose all’aperto, quando il tempo lo permette, o all’interno di quella che una volta era la camera mortuaria. Sul fronte degli edifici religiosi in città chiusi perché inagibili c’è da ricordare la centrale Chiesa di San Domenico di proprietà della Curia Vescovile. “Ci sono linee di finanziamento nazionali, assicura il sindaco, che il Vescovo spera presto di attivare”. Chiusa anche la chiesetta dell’Assunta di proprietà della Fondazione Ircer per problemi strutturali al tetto acuiti dalle scosse di terremoto. Il cda dell’Ente sta valutando il da farsi ma per ora non sembra che ci siano fondi sufficienti per mettervi mano.

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