Recanati. Nuovi servizi al Santa Lucia ma il vero problema è l’organizzazione del Punto di Primo Intervento

Il medico recanatese Daniele Massaccesi, coordinatore dell’Equipe 3 dei medici di Recanati, Porto Recanati e Montefano, che nei giorni scorsi hanno sottoscritto il documento con cui si chiede il potenziamento del Punto di Primo Intervento del Santa Lucia di Recanati, non demorde affatto su questo tema.

Ecco il suo intervento

Credo che sia molto importante che i medici esprimano il loro punto di vista in merito alla gestione dei servizi sanitari del territorio e la loro gestione perché sanno bene le difficoltà che le famiglie affrontano nel momento in cui si rivolgono ai servizi ospedalieri che oggi sono sovraccarichi di lavoro. Credo che mantenere dei presidi, che possano affrontare le vere emergenze, sia di grande aiuto per il territorio, specie in tema di sicurezza dei cittadini in quanto garantiscono la tempestività dell’intervento. E’ per questo che chiediamo una maggiore funzionalità dei Pronti soccorsi e anche dei PPI.

La nostra è una zona turistica che raccoglie una popolazione che d’estate aumenta notevolmente. Oltre a questo nel territorio ci sono molte strutture che ospitano persone, ci sono tante situazioni con persone con fragilità importanti che potrebbero aver bisogno di servizi sanitari in emergenza anche più di altri. Per cui cercare di ridurre i servizi di assistenza primaria non è un’opera che dà sicurezza al territorio.

Potenziare i Pronto Soccorso significa avere personale adeguato, non dico che quello che sta facendo il servizio non è adeguato ma è insufficiente e lo testimonino le file troppo lunghe e i posti letto molto spesso affollatissimi. I medici che lavorano al PS sono insufficienti per la mole di prestazioni a loro richieste e i servizi che li devono affiancare, specie quello della radiologia, devono essere in numero sufficiente e h24. Che significa averli solo di mattina? Le strutture ospedaliere nostre hanno le attrezzature che sono sottoutilizzate. Noi a Recanati abbiamo un mammografo nuovo che lavora poche ore nell’arco della settimana. Se il problema è il personale, adeguiamolo perché alla fine la persona che ha bisogno si rivolge al strapagandolo.

La vera prevenzione parte dal medico di medicina generale perché si inizia a fare prevenzione contro le malattie cardio-vascolari. In Italia ogni anno ci sono 200 mila casi di ictus e sono queste le vere emergenze sanitarie che creano per chi è colpito una modifica sostanziale della propria condizione di vita con la necessità di un livello di assistenza molto più elevata del normale. Una persona con un ictus cerebrale deve arrivare in tempi rapidissimi nel punto dove è possibile fare la diagnosi e prescrivere la terapia giusta o fare l’intervento chirurgico se è il caso. Questo per la persona significa un’aspettativa di vita completamente diversa. Quindi i medici di medicina generale debbono continuare a fare, e fare bene, il loro lavoro, e cioè la prevenzione. Per me il vero punto di primo intervento è il medico di medicina generale ma io oggi non posso autonomamente ricoverare nessuna persona se non attraverso il passaggio al Pronto Soccorso e quindi non mi fanno fare il medico. Una richiesta fatta da me in ambulatorio significa avere come minimo un tempo di attesa di 30 giorni mentre quella fatta dal punto di primo intervento viene evasa immediatamente. In più il paziente la mia la paga mentre quella del PPI no. Quindi è ovvio che certe cose vanno riviste in termini organizzativi e cioè per alcune cose non è un problema di spesa ma di razionalizzare l’organizzazione del lavoro e i servizi che già esistono dando maggiore sicurezza al territorio. Importante è anche evitare di spostare una persona fragile per curarla ma è necessario la presenza di un medico reperibile che sia disponibile sul territorio per l’emergenza. Alcuni servizi che già esistono, come la piccola chirurgia oltre al gesso, possono essere fatti sul territorio. Non ci dimentichiamo che la nostra Area vasta 3 ha un’ortopedia a Civitanova, un’altra a Macerata e un’altra ancora a Camerino e un’altra, quando si tratta di protesi e di interventi programmatici, è a Villa dei Pini, ed è quella che lavora più di tutti. Quindi abbiamo 4 reparti di ortopedia. A noi ci hanno fatto chiudere ginecologia perché era un doppione sul territorio. Perché un ortopedico a turno, preso dai vari reparti, non può venire da noi a fare i piccoli interventi di ortopedia? Oppure è da rivedere la dislocazione di questi servizi e quanto di fatto pesa in termini economici sul sistema sanitario nazionale. Quindi abbiamo doppioni su doppioni poi magari tutto quello che è programmato va a finire nella casa di cura privata. Com’è possibile questo in presenza di altre tre strutture ortopediche pubbliche di qualità presenti sul territorio? E abbiamo sale operatorie sotto utilizzate.

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