Recanati. C’è un progetto della Sovrintendenza di Ancona per il restauro del soffitto a cassettoni della cattedrale. Siamo solo per ora nella fase di studio per quantificare l’impegno economico e le difficoltà dell’intera operazione di restauro, che dovrà svolgersi senza che ciò implichi la chiusura al culto della chiesa. La spesa è rilevante, come ha fatto sapere don Pietro Spernanzoni, parroco del Duomo, che parla di un preventivo di qualche centinaia di migliaia di euro. “Troppi per noi, dice il parroco, che dobbiamo ancora finire di pagare le spese sostenute per l’apertura della Cattedrale, quasi 320.000 euro. Per la chiesa si era partiti con un progetto di circa un milione di euro con l’impegno da parte della Sovrintendenza di tirare fuori 350.000 poi ridotti a soli 120.000 e della Fondazione Carima per altri 300 mila euro. Capisce ora che se non interviene qualcuno con un finanziamento cospicuo, è difficile mettere mano al soffitto della chiesa anche se ne avrebbe urgente bisogno perché continuano a cadere pellicole di dipinti dai cassettoni in legno”.
Il soffitto a cassettoni ottogonali a croce greca, con nel centro S.Flaviano, venne fatto costruire nei primi anni del 1600 dal vescovo Agostino Galamini, splendendo insieme ad altre opere di suo ben 1200 ducati. Negli altri ottagonali sono intagliati a grande rilievo e messi in oro, scrive don Cesare Fini nel suo libro “ Recanati, memorie sacre”, gli stemmi di Paolo V e di alcuni cardinali. Nei lagurani sono dipinti angeli e putti, mentre nei fondi fra gli ottagonali e i lacunari sono dipinti gli Apostoli e gli Evangelisti. I dipinti si stanno lentamente sfaldando, da qui la necessità di intervenire e al più presto per salvare un’opera di enorme pregio e fattura. Questo studio da parte della Sovrintendenza,
don Piretro, lo ha comunicato ai fedeli nel corso di una conferenza tenuta proprio all’interno della Cattedrale curata da frate Fabio Furiasse che ha parlato della storia di questa monumentale chiesa. Il parroco ha ricordato che i lavori ancora da fare sono tantissimi, soldi permettendo, come sistemare il vecchio Episcopio dal cui tetto piove, e il museo diocesano, aperto solo su richiesta perché non c’è la possibilità di tenere un personale a tempo pieno, troppo costoso. Senza considerare che le visite sono gratuite, perché staccare un biglietto d’ingresso, significherebbe sottoporre la Chiesa al pagamento dell’Imu dei locali. “A conti fatti, dice don Pietro, ci rimettiamo.”