Il miracolo della notte delle stelle

Recanati. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Un gruppo di nonnetti pensionati che tutti i giorni trascorre il tempo libero passeggiando e ritrovandosi per le mura, spesso fermandosi a discutere animosamente del più e del meno, di tizio e di caio seduti in panchina in circolo e magari gettando uno sguardo fugace ma non tanto, alle belle donne che passano di lì con passo lesto e ondeggiante, con la maglietta attillata che ben delinea il seno, con il giubbino battichiappe legato alla vita mentre ascoltano un pò di musica con gli auricolari “su le ‘recchie pé fasse vedè meglio”, chiacchiera vivacemente delle auto che passano, notando magari quelle di lusso e di grossa cilindrata che vanno e vengono, offrendo ognuno la propria versione “de come ha fatto quessi a fa i quatrì”.

Altro piacevole spasso quotidiano fino a poco tempo fa era quello di parlare di “Silvio Paperone” anche con un pizzico di invidia, e del suo hobby per le tante e belle damigelle, oppure della misera pensione che non cresce mai quando invece i prezzi aumentano tutti giorni per colpa del “governo ladro”.

Di questi tempi sono due gli argomenti che tengono il banco della discussione: il primo è legato a “quell’ospedale da Congregaziò de Carità che c’aveva tanti terreni che è spariti che nun se sa più ‘nde ‘nati”, con la forte preoccupazione che “se ce dovesse piglià un corpo”, non si saprà mai in quale ospedale saranno ricoverati e soprattutto se ci arriveranno vivi.

Il secondo preoccupante argomento è la nuova tassa sulla casa, la famosa IMU “de Monti”, in premio alle famiglie italiane che lavorano e fanno una vita di sacrifici e mutui trentennali, tanto che il Comune di Recanati, applicando il massimo consentito come avvenuto solamente in altri tre comuni italiani, “cià dato ‘na mazzata che cià ‘ntordito proprio adè che per furtuna cumanna i nostri”, invocando “Baffò contro baffì”.

I pensionati recanatesi sono sempre presenti e attenti, compreso in piazza dove si sono riservati alcune panchine, avvicendandosi con alcune badanti straniere che si danno appuntamento in quel luogo e che un domani potranno essere utili anche a loro, non si sa mai. Sia per il tempo a disposizione che per la loro esperienza di vita il folto gruppo dei pensionati rappresenta il termometro sociale della città, insomma essi sanno tutto o quasi, a seconda del messaggio e del messaggero di turno che esce dal palazzo. Osservano molto attentamente tutto ciò che succede in città: i grandi palchi montati e smontati per musiche amene e roboanti e fumi colorati, le lunghe tavolate per le grandi mangiate e per far festeggiare i giovani, arrivando alla mesta conclusione che “a notte nun se dorme più in velle, se vede che no, nun cuntamo più niè”.

Questi uomini attempati ma lucidissimi, grandi e capaci lavoratori, capomastri, meccanici, falegnami, che con la loro opera hanno lasciato qualcosa di importante  alla città, parlando e riparlando della nuova torre verde di Porta Cerasa “che proprio nun glié va giù” e serbando nella mente quei detti della saggia cultura contadina “che bisogna sempre sparagnà” hanno pensato che per far risparmiare il comune potevano dare un ulteriore contributo migliorando l’aspetto di quell’opera di uno strano colore verde-azzuro “come l’acqua del mare non tanto in là”.

Mentre turisti, cittadini e amministratori, la notte di S. Lorenzo si godevano lo spettacolo attendendo col il naso all’insù cadere le stelle del firmamento, pronti ad esprimere un desiderio, magari di continuare il mestiere della politica con una rapida e folgorante carriera, l’audace squadra dei pensionati, rammentandosi di essere stati indefessi lavoratori e dividendosi i compiti tra di essi, ha pensato di dare prova del proprio ingegno e della propria abilità.

In una sola notte chiamando a raccolta anche molti altri, come garibaldini, hanno preso d’assalto la torre di Porta Cerasa, e, contrariamente ai danni perpetrati dei NO TAV, hanno deciso di fare giustizia rivestendola di nuovi mattoni e, a battaglia conclusa, hanno innalzato sulla cima della torre la bandiera tricolore, dimostrando così la loro operosità e la loro sensibilità verso il paesaggio, lasciando attonita e sbigottita la città.

Proponiamo questi intraprendenti pensionati al riconoscimento di benemeriti della città, decretando già da ora di insignirli alla prossima fiera di San Vito con yo-yo, pistola a sgrizzetto e dolce sgarrobia.

Uno dei garibaldini

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