Recanati.
Da qualche tempo,ormai libero da ogni impegno,mi dedico all’approfondimento delle mie conoscenze storiche,collegato anche alla nostra realtà locale, senza le pretese di un ricercatore titolato,ma per mio diletto.
In tal modo ho potuto apprendere notizie interessanti intorno ad una presenza significativa nel nostro territorio del famoso Ordine dei Cavalieri Templari,che avrebbe avuto un ruolo importante nelle vicende della S.Casa di Loreto„allora terra appartenente alla nostra Città,e che a Recanati ebbe insediamenti rilevanti con residenze,Chiese,Ospedali,di fatto ricoveri per indigenti e pellegrini di passaggio,proprietà fondiarie,come il Monastero nel quartiere del Mercato,allora S.Angelo, la Chiesa di S.Anna,allora S.Angelo,con annesso ospedale,la Chiesa di S.Pietrino,con annesso ospedale,un ospedale in vicolo degli Impiccolati,terre nella zona di S.Egidio,di pertinenza di quest’ultimo.
Ultimamente hanno attirato il mio interesse le vicende dell’Eremo, successivamente Monastero,di Fonte Avellana,sito nel territorio marchigiano alle pendici del Monte Catria, definitivamente fondato da S.Romualdo tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, e questo anche per il motivo che la realtà recanatese ha sicuramente risentito della particolare influenza esercitata da Fonte Avellana in campo economico,giacchè l’antica Chiesa di Castelnuovo ,S.Maria da Recanato,proprietaria di terreni,apparteneva alla Congregazione avellanita.
Mi ha colpito,per una valenza che mi pare svincolata dai tempij’impostazione che S.Pier Damiani,uno degli Abati più importanti di Fonte Avellana,ricordato anche da Dante nella Divina Commedia,propone e sostiene per le questioni del lavoro e della proprietà,fattori fondamentali del processo economico.
Per Pier Damiani,pur dovendo tener conto che faceva riferimento ad un’economia prettamente agricola,i beni,che sono cose di Dio,non dovevano essere utilizzati con la logica egoistica del diritto di proprietà,ma con quella di una funzione sociale a beneficio di quanti ne sono privi,trasformando i proprietari in semplici ministri e gestori delle cose di Dio,donde scaturiva un’etica sia della proprietà sia dello sviluppo socioeconomico di tutta la comunità coinvolta.
Tale approccio non inficiava il diritto di proprietà ma,al contrario,lo esaltava
emendandolo dai tanti soprusi che all’epoca ne caratterizzavano
l’esercizio.Basterebbe pensare alla schiavitù ancora praticata o alla servitù della
gleba.
Nella lettera VI agli eremiti di Gamugno Pier Damiani scrive : ” soltanto per tale motivo uno è più ricco di altri,perché non solo possegga le cose che gli sono state affidate,ma perché le distribuisca a coloro che non hanno e perché non tanto per pietà ma per giustizia-egli non è padrone ma amministratore-dispensi i beni affidatigli”.Soddisfatti i propri bisogni il proprietario della terra,sfruttandola al meglio,esercita virtù e giustizia rendendo partecipe del ricavato chi non ha niente.
Pare lecito pensare che i contadini impegnati nella coltivazione delle terre di proprietà del Monastero di Fonte Avellana,numerose e sparse in tutto il centro Italia,comprese quelle recanatesi,venissero trattati con grande riguardo,oltre il riconoscimento del corrispettivo per il lavoro prestato.
Non ho elementi per affermare che ci possa essere stato un atteggiamento analogo da parte di altre istituzioni ecclesiastiche che,in quei tempi,disponevano di grandi proprietà.
Nell’impostazione economica sostenuta da Pier Damiani,infatti,il lavoro,senza il quale le risorse naturali resterebbero inutilizzate,è il completamento dell’opera di Dio creatore di quelle risorse,e per questo va tenuto nella massima considerazione, altro che diritto negato o precario !!
Tutto questo,con un salto di mille anni,mi porta a pensare al dibattito economico oggi in corso,in un mondo sconvolto proprio dalle vicende economiche,nel quale si fronteggiano da una parte una logica tutta imperniata sul profitto riservato a pochi e dall’altra quella che non trascura gli aspetti sociali,che mette al centro del processo economico l’uomo,i suoi diritti ed i suoi doveri,elementi indispensabili di giustiziaci rispetto della natura,uno sviluppo sostenibile ed un doveroso riguardo per le generazioni future.
A me non sembra fuori luogo riflettere seriamente oggi sopra tutta questa materia,per una nuova e diversa impostazione del nostro modello di sviluppo.