
Nota del Movimento Consumatori – Sezione Civitanova Marche. Non ne parla nessuno perché siamo in campagna elettorale.
Non ne parlano i Partiti perché i Cittadini voterebbero Grillo, non ne parla governo Monti perché verrebbe compromessa la sua eventuale candidatura.
Dopo la stangata dell’IMU (fino al 300% in più rispetto alla vecchia ICI), ad Aprile tutti gli italiani, anziché pagare la vecchia tassa sulla spazzatura denominata TARSU, nell’uovo di Pasqua troveranno la nuova tassa denominata “TARES” e costerà fino al 40% in più rispetto alla tassa pagata attualmente.
Questa ennesima stangata, a danno degli italiani approvata dai Partiti, metterà in ginocchio ulteriori famiglie, imprese e commercianti.
E’ stato deciso con il Decreto Salva Italia (salva cosa?) all’articolo 14.
La Tares dovrà coprire al cento per cento il costo del servizio per le utenze domestiche sostenuto dai Comuni (oggi in media la copertura è del 79 per cento, il resto finisce nel bilancio). Non solo: dovrà finanziare anche il costo dei “servizi indivisibili” forniti dal sindaco, una serie di voci che va dall’illuminazione pubblica, alla manutenzione delle strade, polizia locale, verde.
Un indispensabile “extra” che le giunte copriranno imponendo al cittadini una sovrattassa di 30 centesimi al metro quadro (che potrà arrivare, giunte volendo, a 40 centesimi).
Il tributo è dovuto “da chiunque possieda, occupi e detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”.
Quindi la verseranno sia tutti i cittadini proprietari ed affittuari di case nonché negozi, uffici, capannoni.
Si calcolerà in base ai metri quadri (l’80 per cento della superficie catastale) senza tener conto del numero di componenti del nucleo.
Per le attività commerciali – assicura Confcommercio – l’aggravio medio raggiungerà la quota record del 293 per cento. Prima rata di aprile a parte, la legge di Stabilità non fissa le altre tappe: numero, scadenza dei versamenti successivi ed eventuali conguagli saranno fissati dalle singole amministrazioni comunali.
Tutti i decreti “ammazza cittadini” sono stati immediatamente approvati.
Invece quelli relativi all’abolizione delle province, al taglio dei privilegi delle caste, al tetto massimo retributivo dei dirigenti pubblici
nonché la riforma elettorale, il decreto anticorruzione ecc. sono rimasti proclami detti in tutte le reti televisive per “imbonire” i cittadini.
Ma le elezioni sono prossime, meglio non parlarne.