L’indifferenza, la politica e la scienza della pace.

Nota di Girio Marabini. PREMESSA. L’aggressività, che spesso si tramuta in violenza, è
nella natura dell’uomo. La non-violenza assoluta è una aspirazione ed anche un ideale politico, ma non sembra al momento realizzabile. Possiamo solo tentare di ridurla e di alleviarne gli effetti. Il terrorsmo e la guerra sono le manifestazioni più dure della aggressività e della violenza. E’ questione di questi giorni. Ancora una volta la Francia è protagonista di una guerra, sia che al governo ci sia la destra (vedi la Libia) sia che al governo ci sia la sinistra (vedi il Mali). Intanto le potenze occidentali si interrogano
sul che cosa fare. Il nostro governo si e’ subito dichiarato disponibile ad offrire un supporto logistico. Eppure la domanda è sempre la stessa: esiste una guerra giusta? La guerra , che non risparmia neppure i bambini – in molti paesi del mondo i bambini in età scolare sono addestrati per la guerra- è sempre ingiusta perché porta distruzione e morte. Oltre alla
guerra , che appare come lontana da noi, vi sono anche altre forme di violenza che ci riguardano direttamente: la violenza della crisi economica, la violenza dell’omicidio e del suicidio,la violenza della strada, la violenza nelle famiglie, la droga, l’odio e l’inimicizia, la
solitudine, l’indifferenza… L’INDIFFERENZA. Il problema è che purtroppo nè la guerra nè la violenza, né tutto ciò che definiamo con il termine generico di “male” sembra ormai scandalizzarci. Presi dalla quotidianità della vita e dai suoi problemi sembriamo indifferenti, come fossimo assuefatti, all’immoralità, alla corruzione, alla sopraffazione, a tutto il male che c’è attorno a noi. Avremmo invece bisogno di recuperare un senso ed un significato alla
vita, recuperare i valori fondanti che non possono ridursi alle leggi del mercato. In questo la politica , intesa nel senso ideale più alto, potrebbe aiutarci . LA POLITICA. Purtroppo la politca attuale non sembra essere nelle condizioni di fornire quello “slancio vitale “necessario. Sicuramente non ora che siamo in campagna elettorale e i partiti politici si stanno prearando alla “battaglia” finale “l’un contro l’altro armati” . L’argomento
è uno solo: vincere. I toni sono alti e le accuse reciproche. Ogni parte politica deve convincere che è migliore dell’altra. Anche i cittadini vivono una condizione di “bipolarismo delle coscienze”: si dividono e si schierano per la battaglia finale, forse nell’ attesa e con la speranza che la vita cambierà in meglio. Come per una partita di calcio, ci schieriamo
infatti con l’uno o con l’altro, urlando contro l’arbitro se non ha fischiato un rigore… Non ci importa se i giocatori in campo non hanno idee, giocano una brutta partita,fatta anche di falli contro l’avversario, basta che la nostra squadra vinca.. La politica al contrario, essendo una parte fondamentale della nostra vita sociale, dovrebbe essere una politica di pace, una
politica cioé che unisce e non divide, che affronti problemi concreti, che guardi al futuro e che,appunto, restituisca senso e significato alla vita.
LA SCIENZA DELLA PACE. Una strada in tale direzione è stata tracciata dalla grande pedagogista Maria Montessori che aveva proposto l’istituzione nelle Università di un “corso per la pace”. Le sue idee sono estremamente attuali. Per lei la pace non è infatti semplicemente evitare le guerre risolvendo senza violenza i conflitti fra le nazioni ma riguarda anche la nostra quotidianità perché rappresenta un concetto positivo di superamento del disordine morale e sociale per costruire una nuova società.La pace deve
diventare una scienza, così come c’è stata e c’è una scienza della guerra. Tale scienza della pace è la scienza dell’educazione. Educazione dunque uguale a Pace.(M.Montessori, Educazione e Pace, Garzanti, 1970). Così Maria Montessori:” Bisognerebbe per questo che tutte le nazioni si accordassero in un’intesa, in una specie di tregua che permettesse a ciascuna di dedicarsi alla cura della propria umanità, per attendere da essa la soluzione
pratica di problemi sociali oggi apparentemente insolubili. Forse il raggiungimento della pace sarebbe allora facile e prossimo, come lo svegliarsi da un sogno, come il liberarsi da una suggestione”.(Ibidem, pagg.33-34)

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