I mass media e la politica

nota di Girio Marabini. Philps V. Cannistraro nel 1975 pubblicò, con una prefazione di Renzo De Felice, il libro “La fabbrica del consenso: fascismo e mass media” , Editore laterza, da sempre considerato un testo fondamentale per conoscere le modalità con cui il fascismo, dopo aver preso il potere, riuscì a consolidare il proprio regime (fascistizzazione della società). L’autore, prendendo in esame le strutture organizzative, le parole d’ordine, le iniziative propagandistiche, ha sottolineato l’uso massiccio da parte del regime, della stampa, della radio,del cinema, già allora considerati potenti strumenti per l’acquisizione del consenso . A quasi cento anni dal loro uso come “fabbrica del consenso”, i mezzi di comunicazione di massa, uniti ad altri strumenti mediatici moderni, sembrano condizionare lo sviluppo stesso della nostra società considerato che è difficile pensare alla nostra vita senza la televisione, i giornali, la radio ecc. I media rappresentano infatti un poderoso strumento di informazione, di formazione e di promozione culturale e sociale e da questo punto di vista hanno svolto e svolgono un ruolo sociale importantissimo. Proprio per questa loro natura tuttavia possono in qualche modo influenzare o condizionare nel bene e nel male l’opinione pubblica . Non è dunque un caso se i cosiddetti “gruppi di potere ” hanno sempre cercato di averne il controllo. La denuncia (1988) è venuta in particolare da Noam Chomsk,  linguista americano padre della grammatica – trasformazionale con il libro scritto assieme a H.Hermann ,edizione italiana con il titolo “La fabbrica del consenso.Ovvero la politica dei mass media” Edizioni Il Saggiatore Tascabili nella collana “saggi”. L’autore a seguito di una approfondita indagine della situazione americana ha denunciato i possibili rischi per il pluralismo e la democrazia che possono derivare da un uso di parte, per “interessi particolari” , dei media. Al di là della denuncia di Chomsky appare ormai consolidato il fatto che i mezzi di comunicazione di massa agiscono sui fruitori delle notizie, con la possibilità di orientare le loro scelte ,fornendo anche dei veri e propri “modelli di vita”.. A riguardo la scienza della comunicazione ha prodotto ipotesi, e ha analizzato tecniche e strategie. ( si veda ad esempio E.Boriello, S.Manni, “Teoria e Tecnica della comunicazione di massa”Firenze University press, 2007 ). Chi volesse compiere una agile ricerca, sulla rete potrà rintracciare, alla voce “comunicazioni di massa” , documenti di sintesi, prodotti da diverse Università ( ad esempio Sociologia delle comunicazioni di massa. Lo studio dei casi di agenda setting.) Non credo comunque che oggi si possa continuare a parlare di vera e propria”FABBRICA DEL CONSENSO”, considerato che l’opinione pubblica appare più matura, tenuto conto anche della plurarità dei canali di informazione di cui dispone. La possibilità di influenzare il pubblico, non diciamo di persuadere, è però nelle cose, non fosse altro perché sono gli stessi media a decidere quali notizie, programmi, fatti debbano essere pubblicati e con quali modalità, mettendo maggiore o minore enfasi ad esempio su questo o quel fatto. Basta pensare a quello che succede quando si deve “far passare” un provvedimento impopolare: si crea il problema e se ne amplificano le conseguenze negative;i titoli diventano cubitali e l’argomento è in agenda per giorni e giorni fino al convincimento rassegnato dell’opinione pubblica. Sono convinto allora della validità dell’ “educazione ai media” messa in atto in molte scuole. Si preparano gli studenti a capire ed ad usare i linguaggi specifici dei mezzi di comunicazione di massa: in particolare si insegna loro a “leggere” la realtà e a separare criticamente i fatti dalle opinioni. La costruzione di una ampia cultura personale e di un’abito critico possono infatti attrezzare i giovani ad affrontare i problemi della vita ragionando “con la propria testa”.

 

 

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I MASS MEDIA E L’OPINIONE PUBBLICA. nota di Girio Marabini. Philps V. Cannistraro nel 1975 pubblicò, con una prefazione di Renzo De Felice, il libro “La fabbrica del consenso: fascismo e mass media” , Editore laterza, da sempre considerato un testo fondamentale per conoscere le modalità con cui il fascismo, dopo aver preso il potere, riuscì a consolidare il proprio regime (fascistizzazione della società). L’autore, prendendo in esame le strutture organizzative, le parole d’ordine, le iniziative propagandistiche, ha sottolineato l’uso massiccio da parte del regime, della stampa, della radio,del cinema, già allora considerati potenti strumenti per l’acquisizione del consenso . A quasi cento anni dal loro uso come “fabbrica del consenso”, i mezzi di comunicazione di massa, uniti ad altri strumenti mediatici moderni, sembrano condizionare lo sviluppo stesso della nostra società considerato che è difficile pensare alla nostra vita senza la televisione, i giornali, la radio ecc. I media rappresentano infatti un poderoso strumento di informazione, di formazione e di promozione culturale e sociale e da questo punto di vista hanno svolto e svolgono un ruolo sociale importantissimo. Proprio per questa loro natura tuttavia possono in qualche modo influenzare o condizionare nel bene e nel male l’opinione pubblica . Non è dunque un caso se i cosiddetti “gruppi di potere ” hanno sempre cercato di averne il controllo. La denuncia (1988) è venuta in particolare da Noam Chosky, linguista americano padre della grammatica – trasformazionale con il libro scritto assieme a H.Hermann ,edizione italiana con il titolo “La fabbrica del consenso.Ovvero la politica dei mass media” Edizioni Il Saggiatore Tascabili nella collana “saggi”. L’autore a seguito di una approfondita indagine della situazione americana ha denunciato i possibili rischi per il pluralismo e la democrazia che possono derivare da un uso di parte, per “interessi particolari” , dei media. Al di là della denuncia di Chomsky appare ormai consolidato il fatto che i mezzi di comunicazione di massa agiscono sui fruitori delle notizie, con la possibilità di orientare le loro scelte ,fornendo anche dei veri e propri “modelli di vita”.. A riguardo la scienza della comunicazione ha prodotto ipotesi, e ha analizzato tecniche e strategie. ( si veda ad esempio E.Boriello, S.Manni, “Teoria e Tecnica della comunicazione di massa”Firenze University press, 2007 ). Chi volesse compiere una agile ricerca, sulla rete potrà rintracciare, alla voce “comunicazioni di massa” , documenti di sintesi, prodotti da diverse Università ( ad esempio Sociologia delle comunicazioni di massa. Lo studio dei casi di agenda setting.) Non credo comunque che oggi si possa continuare a parlare di vera e propria”FABBRICA DEL CONSENSO”, considerato che l’opinione pubblica appare più matura, tenuto conto anche della plurarità dei canali di informazione di cui dispone. La possibilità di influenzare il pubblico, non diciamo di persuadere, è però nelle cose, non fosse altro perché sono gli stessi media a decidere quali notizie, programmi, fatti debbano essere pubblicati e con quali modalità, mettendo maggiore o minore enfasi ad esempio su questo o quel fatto. Basta pensare a quello che succede quando si deve “far passare” un provvedimento impopolare: si crea il problema e se ne amplificano le conseguenze negative;i titoli diventano cubitali e l’argomento è in agenda per giorni e giorni fino al convincimento rassegnato dell’opinione pubblica. Sono convinto allora della validità dell’ “educazione ai media” messa in atto in molte scuole. Si preparano gli studenti a capire ed ad usare i linguaggi specifici dei mezzi di comunicazione di massa: in particolare si insegna loro a “leggere” la realtà e a separare criticamente i fatti dalle opinioni. La costruzione di una ampia cultura personale e di un’abito critico possono infatti attrezzare i giovani ad affrontare i problemi della vita ragionando “con la propria testa”.

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