Tensione alle stelle per le aree Pip

Tensione alle stelle l’altro giorno all’incontro fra l’assessore al bilancio Antonio Bravi e i proprietari del Pip 6 di Squartabue. Sono volate parole grosse per lo stato di abbandono in cui si sono venuti a trovare una quindicina di proprietari di aree industriali, costretti a pagare per tutti questi anni l’Ici, nell’ultimo anno trasformata in Imu. Dicono che non ne possono più di sborsare migliaia di euro (c’è chi è titolare di circa 5 ettari di terra) per terreni inseriti nel Pip 6 che non ha trovato attuazione e che oggi, con l’attuale crisi economica, non trova più acquirenti. L’assessore Bravi, pur cosciente delle difficoltà di questi cittadini, non sa, però, come procedere perché da questo incontro infuocato non è emerso nulla di concreto. “Mi attendevo da questi privati una risposta univoca, cioè se tutti siano disposti a retrocede le loro aree da industriali ad agricole o che la situazione rimanga così com’è, in attesa di una ripresa dell’economia e del rilancio della domanda di aree industriali. Altrimenti si rischia, procedendo a risolvere singolarmente ogni caso, di creare un Pip a macchia di leopardo con aree agricole in mezzo a quelle industriali e ciò non è pensabile”. Bravi ammette che non è possibile chiedere, nel frattempo, la sospensiva dal pagamento dell’Imu perché finché quelle aree risulteranno edificabili la tassa va pagata. Non la pensano così i proprietari che si sentono ingiustamente tartassati. La scelta politica amministrativa di nuovi Pip risale alla metà degli anni duemila. Chiedono che dopo tanti anni sia ancora una scelta politica a dare una risposta ai loro problemi perché così non si può andare avanti e la pazienza ha raggiunto limiti insopportabili. Tre sono le vie percorribili: lasciare tutto così com’è, svincolare quelle aree Pip per renderle libere oppure, terza ipotesi, retrocederle ad aree agricole. Le due prime proposte sono entrambe penalizzanti per i proprietari perché sarebbero costretti a pagare per gli anni  a venire un Imu salata in assenza di un reale reddito da quelle aree. La terza ipotesi sarebbe penalizzante per il Comune perché non percepirebbe più da questi privati la tassa per diverse decine di migliaia di euro e l’Amministrazione sarebbe costretta anche a rimborsare l’Ici pagata negli ultimi cinque anni: non se ne parla proprio! Si ha l’impressione che la situazione sia destinata ad incancrenirsi a meno che non si trovi una via di uscita tramite un accordo che passi attraverso la rinuncia volontaria dei proprietari di riavere indietro questo rimborso. E’ così’? Per ora nessuno ha avanzato una proposta concreta. Intanto, ’amministrazione si prepara ad un altro incontro all’arma bianca con i titolari del Pip 7.

 

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