In ricordo di Cerqua. Di Luciana Interlenghi

Recanati. Ho conosciuto Luigi Domenico Cerqua  in un pomeriggio del settembre 2008 a Macerata,  durante la presentazione del libro L’osteria dei Pettorossi di Gabor Bonifazi di cui aveva redatto la postfazione. Lo avremmo sentito parlare  della Macerata di osterie e dei profumi di dei tempi andati di cui Gabor riferiva nei suoi scritti. Scritti nei quali Cerqua ritrovava anche i propri vissuti.

Nato ad Urbisaglia nel 1946, all’età di cinque anni si era trasferito a Macerata con i genitori insegnanti. Laureato all’età di 22 anni e a Macerata era rimasto legatissimo anche quando, per la sua attività, si era trasferito a Milano. Presidente della quinta sezione della Corte di appello, docente universitario di diritto penale e direttore della collana di studi La colla del penalista.

Già docente nelle Università di Modena, Trento e Pavia e presso l’Accademia nella Guardia di Finanza di Bergamo, aveva insegnato nella Scuola di specializzazione per le professioni legali all’Università Statale di Milano. Autore di diverse pubblicazioni su argomenti di diritto e procedura penale, è stato relatore in numerosissimi convegni in tutta Italia

Nel mese di settembre 2007 ha tenuto un ciclo di lezioni di diritto penale italiano all’Università Federale di Belo Horizonte, in Brasile.
Faceva parte del Comitato scientifico del Centro Studi “Federico Stella” sulla giustizia penale la politica criminale, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e del Comitato di redazione di importanti riviste giuridiche italiane.

Più che delle sue molteplici attività mi piace rivolgere un pensiero al Luigi Domenico Cerqua che amava trascorrere le vacanze estive  nella casa di Porto Recanati.

Minuto di statura, grande nello sguardo acuto, ancor di più nel suo parlar saggio e divertente al tempo stesso. Suo un umorismo sottile e arguto nel raccontare curiosi aneddoti, con una erre arrotata che gli era caratteristica e che gli conferiva simpatia.

Lo vogliamo ricordare genuinamente, con l’azzurro dell’Adriatico alle spalle, il sorriso rivolto agli amici di sempre.

Riporto qui la parte finale della postfazione dedicata al libro di Gabor Bonifazi, perché le parole di Luigi Domenico Cerqua risuonino  nella semplicità dei sentimenti, raccontati e trasmessi  come veicolo di speranza.

“…Il rivivere quel tempo mi porta inevitabilmente a confrontarlo con il presente e a prendere atto, con un vago senso di malinconia, che quelle stagioni, con le rondini a primavera e le lucciole d’estate, non torneranno mai più. Sono scomparsi quei luoghi di aggregazione, all’interno dei quali aleggiava l’odore di vino, si avvertiva il senso di fratellanza della povera gente e regnava una grande umanità: lì si incontravano,soprattutto la sera, persone semplici, dai soprannomi strani, che vivevano modestamente, con il tempo scandito del trascorrere dei mesi.”

Luciana Interlenghi

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