
Nota di Girio Marabini. Sono terminate le operazioni di iscrizione on-line alle scuole di ogni ordine e grado. Il Ministero ha espresso tutta la propria soddisfazione per il successo ottenuto con tale iniziativa anche per i risparmi economici conseguiti (il comunicato del Ministero riferisce che sono stati “risparmiati 5 milioni di fogli e 84 mila ore di lavoro delle segreterie”, non quantifica però la cifra). Mentre per la scuola primaria e secondaria di primo grado non vi sono, diciamo così, sorprese, è significativo il dato riferito alla scuola secondaria di secondo grado. Gli iscritti attesi erano 544.346 numero desunto dai frequentanti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado, gli iscritti effettivi sono stati 513.562 pari al 94,3%. Tale dato non comprende le scuole private paritarie (non vi era per loro l’obbligo dell’iscrizione on line) e quella parte di studenti che sceglie di proseguire gli studi attraverso percorsi di formazione professionale presso strutture formative accreditate dalle Regioni. “Secondo una stima attendibile questi ragazzi sono circa il 3,1% del totale. Il dato è influenzato inoltre dalla percentuale degli studenti che dopo la scuola secondaria di primo grado non proseguono gli studi “(almeno un 2,5% di abbandoni?). La scuola statale dunque ancora tiene, nonostante i tagli subiti negli anni, che hanno portato a gravi difficoltà nel “fare scuola”. Le scuole superiori avrebbero bisogno infatti di maggiori risorse per potenziare, ad esempio, un settore che incontra problemi oggettivi di attuazione, quello dell’alternanza scuola-lavoro. Ai problemi delle scuole si aggiunge infatti la grave crisi economica che ha portato alla chiusura di molte imprese con la conseguente difficoltà a trovare aziende disponibili a far fare esperienze di stage agli studenti. Un elemento in più che conferma la drammaticità attuale del rapporto giovani e lavoro: un dramma purtroppo annunciato. La disoccupazione giovanile ha raggiunto (ultimi dati ISTAT) il 38%. E non è che nelle Marche la situazione sia migliore rispetto al resto del paese. Si legge infatti nel documento “I giovani nel contesto socio-economico della regione Marche” (link) (Attività di valutazione in itinere del POR Marche FSE ob.2 2007/2013 , ATI Fondazione G.Brodolini – Istituto per la ricerca sociale) :” Il difficile ingresso dei giovani nel mercato del lavoro potrebbe avere effetti di lungo periodo, “segnando” in modo negativo (scarring effect) le opportunità future delle attuali giovani generazioni in termini di qualità del lavoro, di salario, di formazione, di prospettive di carriera e di protezione sociale. (…) Anche se la situazione marchigiana è meno grave che a livello nazionale, emerge comunque un quadro difficile soprattutto per i giovani tra i 15 e i 24 anni che presentano una diffusione della disoccupazione e dell’inattività superiori ai dati medi europei.” (pag.3). Nessuno può restare indifferente rispetto al dramma: occorre un sostegno convinto di tutta l’opinione pubblica affinché le Istituzioni facciano la loro parte. Certamente non è una impresa facile. Per fortuna o per proprio merito vi sono giovani che non si sono persi d’animo e sono diventati “imprenditori di sé stessi”. Sono quelli che hanno saputo approfittare della previsione normativa sulle “start up”, quei giovani diplomati o laureati che, forti delle loro conoscenze, si sono inventati un mestiere in vari settori (servizi,informatica, telefonia…) ed hanno avviato una impresa. Anche in questo caso è questione di opportunità che purtroppo in Italia sono scarse. In attesa di un governo che non c’è, le amministrazioni locali, comuni e Regione, potrebbero offrire tali opportunità svolgendo un ruolo sussidiario e facendosi garanti del lavoro dei giovani (in Olanda vi sono esempi significativi di municipalità che cercano lavoro per i propri giovani) . Potrebbero ad esempio sostenere le imprese che intendono riconvertire la propria attività, magari nel segno di quella che è stata definita la “decrescita serena”. Potrebbero sostenere le famiglie…Potrebbero collaborare nei progetti di alternanza scuola lavoro…Sarebbero segni tangibili di una politica di servizio di cui vi è estremo bisogno.