
Recanati. Il tono è perentorio e non lascia scelta: o decidi di andartene spontaneamente, aderendo all’assegnazione di alloggi a canone concordato, o scatta l’azione legale per rendere esecutivo lo sfratto. Questo, in sintesi, il contenuto della lettera, a firma del dirigente dell’area servizi al cittadino Giorgio Foglia, giunta nei giorni scorsi ad alcuni affittuari degli alloggi popolari di via Mascambruni. Una storia tribolata la loro: da alcuni anni sono sempre con le valigie in mano, da quando cioè tre anni fa vennero sfrattati dagli alloggi di S.Agostino, dove risiedevano da tempo in virtù di un contratto di locazione con il Comune, e trasferiti negli alloggi di edilizia residenziale pubblica di via Mascambruni. Verbalmente era stato promesso loro che sarebbero ritornati nei loro vecchi appartamenti una volta messi a posto. Così, però, non è stato. Quei locali, infatti, nel frattempo sono serviti all’Amministrazione Comunale per il progetto del “Campus Infinito”, per ospitare giovani studenti a cui insegnare l’italiano. Si pensava, allora, che la palazzina di via Mascambruni potesse essere una soluzione definitiva per loro, seppur gli alloggi si presentavano con gravi carenze igienico-strutturali, e invece no! Quegli appartamenti vanno assegnati con i criteri delle case popolari e chi non è in graduatoria non può restare lì. Un bel pasticcio a cui l’Amministrazione ha pensato bene di mettere una toppa ricercando sul territorio altri alloggi privati per ospitare queste famiglie. Da qui la lettera di sfratto e l’invito a lasciare libero l’alloggio entro il 30 aprile prossimo semmai scatta l’azione legale per l’avvio dello sfratto esecutivo. In modo particolare, l’ultimatum è stato inviato a chi risulta moroso nel pagamento del canone mensile: se si accetta di andarsene il Comune si farà carico di trovare un nuovo alloggio per 30 anni a canone concordato, che varia proporzionalmente ogni anno al variare del reddito Isee del nucleo familiare, da un minimo di 100 ad un massimo di 350 euro. Inoltre se il trasloco avverrà in via bonaria “i Servizi Sociali comunali, assicura il dirigente, prenderanno in carico il debito accumulato aiutando la famiglia con un congruo piano di rateizzazione con l’intento di risolvere positivamente tutte le problematiche legate alla casa. Nell’ipotesi deprecata, continua ancora il dirigente, che la S.V. non intenda presentare domanda per l’accesso al canone concordato, al fine di avere una soluzione abitativa differente da quella attuale, Le preannuncio fin d’ora, nello spirito della suddetta collaborazione che scaduto il termine del 15 Marzo, qualora permanga la morosità e non avvenga la presa in carico della stessa da parte dei Servizi Sociali, l’Ente attiverà la procedura per ritornare nel possesso dell’immobile entro il 30 aprile prossimo”. Ora bisognerà vedere cosa intendono fare le famiglie che hanno ricevuto la missiva ultimativa. Alcune hanno già deciso di resistere affidando al proprio legale la conservazione dell’alloggio che occupano.