I giochi della politica sulle spalle dei vecchi

Clamoroso. A distanza di cinque anni dall’acquisto delle ex Clarisse per due milioni di euro da parte degli Ircer, il presidente Sergio Beccacece,  non esclude una azione legale per annullare il contratto di compravendita stipulato con il Comune, proprietario di quell’immobile. Il complesso situato nel quartiere di Castelnuovo, un tempo antico convento successivamente sede di un mobilificio, si sarebbe dovuto trasformare in una residenza per anziani, se gli Ircer avessero avuto i fondi promessi dall’operazione di trasformazione di terreni agricoli in edificabili. Infatti, l’accordo, non rispettato, afferma Beccacece, “prevedeva che diversi ettari di terreno (circa 17 ndr), di proprietà degli Ircer passassero  ad aree fabbricabili, perché la lista d’attesa degli anziani era notevole e c’era la necessità di trovare la soluzione per decine di anziani che avevano bisogno di assistenza e non non potevano più restare soli in casa. Oggi invece quella lista di attesa si è azzerata, perché non ci sono più domande e forse in futuro avremo il problema di dover dimensionare il servizio e conseguentemente il personale.” Allora, però, la lista d’attesa c’era, per cui gli Ircer decisero di comprare l’ex Clarisse per 2 milioni, mentre la successiva ristrutturazione dell’immobile, stimabile in circa cinque milioni di euro, sarebbe dovuta avvenire grazie al ricavato della vendita delle aree fabbricabili, cosa, però, che non avvenne più, perché con il cambio dell’amministrazione la mega variante, venne stoppata e così gli Ircer si trovarono con il cerino in mano.

“L’accordo di programma però, aggiunge Beccacece, ha fatto una brutta fine a danno degli Ircer perché la giunta precedente approvò in consiglio la variante che, andò in Provincia, che chiese chiarimenti alla nuova giunta nel frattempo subentrata. Questi chiarimenti non sono stati mai dati e sono trascorsi tre anni, per cui la variante ha perso  l’efficacia, cioè è come se non fosse mai iniziato l’iter. Adesso la Fondazione ha un edificio fatiscente pagato 2 milioni e non ha più il passaggio delle aree da agricole ad edificabili. Ma Beccacece non contesta solo il mancato rispetto dell’accordo, ma anche la sopravvalutazione, a parer suo e dei tecnici, del costo di compravendita visto le condizioni in cui si presentava l’ex convento. Come se non bastasse, aggiunge Beccacece gli enti pubblici (leggi Comune di Recanati ndr), non ci integrano più le rette e negano che ci sia un problema di debiti. Diamoci una mossa perché sono problemi gravi che compromettono il futuro della Fondazione.” Il rischio è che si debba ricorrere per necessità a rivedere le rette degli ospiti della casa di riposo e della casa Albergo di Villa Teresa, perché gli Ircer finora hanno speso solo, mentre gli sono venuti a mancare  entrate importanti, previste in bilancio.

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