Intervista a Massimiliano Grufi

L’UdC, in occasione dell’Assemblea programmatica del 28 giugno scorso, a proposito dei danni causati dal maltempo ha detto chiaramente che l’amministrazione comunale deve verificare l’entità degli stessi e provvedere quanto prima alla loro copertura anche, se necessario, rivedendo scelte già maturate. Andrete avanti con questa posizione?

In occasione dell’Assemblea abbiamo chiarito i settori di principale interesse per il nostro partito: i servizi sociali (immaginando la vasta gamma dei servizi alla persona, ma anche i servizi pubblici locali erogati da società partecipate e i servizi a sostegno dell’infanzia ed adolescenza quali quelli sportivi) e le manutenzioni del patrimonio (comprensive delle piccole e grandi opere pubbliche). Abbiamo quindi ipotizzato il futuro bilancio partecipato dell’Ente ma è ovvio che da subito bisogna focalizzare l’attenzione su questi aspetti, peraltro già al centro delle politiche attive del Comune (soprattutto i servizi sociali). Se questo significa rivedere la programmazione dei grandi eventi, delle manifestazioni culturali e della stagione teatrale, lo si faccia nell’interesse principale della collettività. A tal proposito non ci sono assessorati o deleghe che tengano.

Sembra sempre più difficile far quadrare i conti eppure l’amministrazione parla ripetutamente di risanamento del bilancio.

Bisogna sempre ricordare da dove è partita l’amministrazione Fiordomo nel 2009. C’erano sospese le operazioni dell’ex-mattatoio con una mancata entrata di circa 3 mln di euro e dei derivati che pesavano sul bilancio per 400-500.000,00€ all’anno. L’Amministrazione è stata in grado di chiuderle entrambe. Ha poi gestito e chiuso l’operazione Paci, un’altra mancata entrata per 1,2 mln di euro ed avviato il progetto del centro-città, rivisto fortemente per una incongruenza di circa 800.000,00 tra le permute con i privati sottoscritte dal Comune e il contratto firmato sempre dall’Ente locale con l’ATI (ma anche per l’assenza di una viabilità seria e per l’impatto del precedente progetto). Mi sembra che possa bastare per ridare piena fiducia a questa squadra. Tuttavia, proprio perché il risanamento è avvenuto anche grazie ad una imposizione fiscale importante (IMU) ed alla progressiva riduzione della spesa, bisogna pensare a come continuare a gestire la macchina amministrativa, in previsione di un azzeramento dei trasferimenti dallo Stato e di una imposizione che si spera possa diminuire con la conseguenza però di far scemare l’entrata principale dell’Ente. Insomma il risanamento non è affatto completato ma va aggiornato anno dopo anno. Ecco perché occorre ridurre ancora la spesa corrente e individuare gli interventi con maggiore oculatezza. Per le famiglie, ad esempio, è inutile dare briciole a tanti nuclei familiari. Bisogna intervenire pesantemente partendo da quelle più numerose. Poi si devono trovare formule diverse per sostenere la famiglia indipendentemente dal numero dei componenti: pensiamo ai costi fissi, bollette della luce, acqua, gas…affitto.

Il settore delle opere pubbliche sembra quello più a rischio. Oltre le strade, il patrimonio pubblico appare lasciato a se stesso.

Il problema è nazionale. Non ci sono risorse pubbliche per intervenire in modo consistente. Per questo il legislatore negli anni ha prima “individuato” e poi “arricchito” strumenti operativi per la p.a. (in verità assumendoli dalla UE) che permettessero agli Enti locali di fare investimenti attraverso le operazioni di partenariato pubblico privato (PPPI). Pensiamo al Project Financing ed al nuovo modello su iniziativa del privato. Credo che nel futuro l’Amministrazione Comunale debba dall’inizio della sua programmazione individuare settori ed interventi da costruire con il privato. Ciò in verità vale anche con il privato sociale ed il mondo del terzo settore nelle attività e servizi di carattere sociale. Solo così potremo ancora sperare di fare opere pubbliche. Accanto a questa programmazione è poi necessaria una ricerca dei finanziamenti europei che sia continua e non sporadica, anche affidandosi a qualche ente o soggetto privato.

 

 

Realizzare un’opera pubblica significa poi gestirla. Forse il maggiore costo è proprio nella gestione.

E’ proprio vero. Ecco perché nel tempo, ad esempio nel settore dello sport, l’Amministrazione Comunale è stata brava ad affidare la gestione delle strutture alle società sportive. Dal 1999 ad oggi si è investito molto negli impianti sportivi ma sicuramente al di sotto delle effettive necessità dell’associazionismo locale e spesso rincorrendo i problemi piuttosto che seguendo una strategia precisa e funzionale allo sviluppo delle strutture e del movimento sportivo in generale. Continuo a ritenere che la forma di gestione da parte dei soggetti che ci operano sia la più efficace, anche se sarà necessario rivedere condizioni e modalità di affidamento, a causa delle minori risorse economiche e della normativa volta ad una maggiore trasparenza.

Dove dovrebbe intervenire l’amministrazione comunale per adeguare gli impianti sportivi alle necessità delle associazioni e degli sportivi?

Si deve tornare a parlare di una struttura polifunzionale e impianti annessi per le attività impropriamente definite “minori” (atletica, ginnastica, arti marziali, boxe, rugby, ecc.). Accanto a questa serve una ulteriore palestra per pallavolo e pallacanestro. Magari di una piscina. Tutto ciò deve essere immaginato in un’area specifica, con una programmazione in collaborazione con il privato e che quindi possa contemplare la concessione di ulteriori attività come quelle del fitness/benessere e della ristorazione.

E per le strutture di quartiere?

È stato avviato da tempo un percorso che sta proseguendo bene il consigliere delegato Scorcelli insieme agli assessori. Ci sono realtà che possiamo definire eccellenti. Perché non premiarle, affidandogli oltretutto l’onere di ulteriori responsabilità?

A chi alludi?

In realtà ce ne sono diverse ma il pensiero va alla società di calcio di Villa Musone che oggi è gestore del campo sintetico realizzato poco tempo fa dall’Amministrazione Comunale. Poiché da tempo immemorabile ci sono una serie di strutture nel quartiere che potrebbero essere meglio utilizzate e prima ancora sistemate e messe a norma, non vedo perché lo stesso soggetto che gestisce il campo sportivo non possa avere la gestione di tutta la zona ricreativa. D’altra parte, tale soluzione costituirebbe un’ottima opzione anche per l’Amministrazione, chiamata a regolamentare le diverse realtà della città. Una convenzione tra il Comune e la società sportiva sarebbe sufficiente per affidarle la gestione, riconoscendo alla stessa il fatto che sia cresciuta enormemente in numeri, qualità dell’azione e professionalità e nel contempo aiuterebbe a superare l’attuale confusione in cui versano le strutture esistenti.

Nel settore della cultura abbiamo sentito parlare da parte tua della necessità di mettere da parte gli attuali conflitti tra istituzioni.

Sono sempre stato per costruire e mai per dividere. Questo vale soprattutto in settori strategici quali quello della cultura e del turismo.

Si sono da pochi giorni concluse le celebrazioni leopardiane. Voglio innanzitutto ringraziare quanti si sono spesi perché anche quest’anno Giacomo Leopardi fosse celebrato a dovere: l’Amministrazione Comunale, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Centro Mondiale della Poesia e naturalmente la famiglia Leopardi. Credo tutto sia andato per il meglio.

Quando dico che vanno messi da parte i conflitti, intendo evidenziare come una città come Recanati non possa permettersi di avere tre istituzioni quali il Comune e i Centri leopardiani che marciano divisi nella programmazione. Ci rimette la singola istituzione ma anche e soprattutto la città. In questi anni i rapporti tra queste istituzioni non sono stati eccellenti e credo che ognuno dovrebbe fare un esame di coscienza a tal proposito. Stesso discorso potrebbe essere fatto per le istituzioni gigliane. Questa volta non per la conflittualità tra le stesse e il Comune ma per l’incapacità a volte di essere un “unico” soggetto. Naturalmente spetta al Comune l’opera di coordinamento, ma penso sia necessaria per sostenere meglio la loro attività e per contribuire a dare lustro alla figura sempre amata di Beniamino Gigli.

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