Il mercato dei veri e falsi poveri.

Dove è finito il povero di paese che stazionava immancabilmente davanti le chiese o nelle vie più frequentate del centro storico con la mano tesa a chiedere un piccolo obolo? Un accattonaggio discreto, quasi timoroso, che è sparito per incanto lasciando il posto ad una vera e ben organizzata povertà di strada. Si tratta generalmente di giovanotti di colore che si impiantano davanti ai supermercati o girano per il centro storico con il cappello in mano chiedendo a tutti i soldi per un caffè o un panino. Non li ferma neppure l’ordinanza che il sindaco Fiordomo ha sottoscritto nel 2010, subito dopo essere stato eletto la prima volta, che vieta su tutto il territorio comunale “ogni forma di questua nonché di pressione molesta sul pubblico” prevedendo anche una sanzione amministrativa che va dalle 25 ai 100 euro. Don Pietro Spernanzoni, da cinque anni parroco a Recanati della Cattedrale e di altre chiese del centro storico, ormai li conosce tutti, tanto ha diviso questi questuanti in categorie: “ci sono i nigeriani, ci spiega, dalle 2 alle 7 persone che ogni giorno fanno il giro di tutte le chiese di Recanati e stanno davanti ai supermercati a chiedere l'elemosina. Vengono da Macerata, Ancona o Porto Recanati: la prima chiesa che visitano è San Domenico e poi tutte le altre, questi si accontentano anche di 50 centesimi. Da me si rivolgono anche 4 famiglie di marocchini che risiedono a Recanati da molti anni. Hanno problemi perché in questo momento non lavorano: 3 hanno anche bambini in casa, mentre una famiglia è rappresentata da un solo componente. Questi fanno il giro delle parrocchie quando hanno le utenze da pagare e non ce la fanno proprio. C'è anche un paio di famiglie italiane con molti problemi sulle spalle.” Don Pietro allarga le braccia perché confessa che lui personalmente e anche altri parroci cercano di dare una mano, “ma non sempre riusciamo a farlo. E' chiaro che, specie se hanno bambini che vanno a scuola, la parrocchia cerca di venire incontro alle loro esigenze in diversi modi ma siamo rimasti in due o tre a dare ancora qualcosa, gli altri non hanno più nulla da dare.” Qualche volta, ci dice ancora Don Pietro, “chiamo anche l'assistente sociale per avere qualche informazione in più sulle situazioni che mi vengono presentate per aiutare chi ha veramente bisogno. E' importante che ci sia un monitoraggio reale dei bisogni, perché mi dicono che qualche volta li hanno visti giocare al gratta e vinci e io non posso certo controllare tutto.” Infine, così come nei giorni scorsi ha fatto per il controllo delle chiese contro i furti, avanza ancora una volta alla cittadinanza recanatese l’invito ad una maggiore collaborazione.

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