LA CRISI DI BANCA MARCHE HA DIVERSI PADRI.

La dolorosa vicenda della Banca Marche,che ha portato all’azzeramento  anche degli  investimenti a rischio ridotto di tanti risparmiatori locali con grave danno a carico dell’economia regionale,già tanto compromessa dalla devastante crisi in atto dal 2008,e le modalità di svolgimento della vicenda stessa,mi spingono a fare qualche riflessione da semplice spettatore ed osservatore in nessun modo coinvolto.

Tra i tanti fattori che hanno determinato il disastro di questa che è la nostra più antica istituzione creditizia che affonda le sue radici nei secoli passati,e dei quali fattori non si tiene sufficentemente conto nelle certamente molto comprensibili reazioni rabbiose di tantissimi investitori  totalmente spogliati dei loro investimenti,mi procura amarezza il comportamento tenuto dalle Autorità europee.

Sui processi di integrazione europea  nel segno di un’autentica solidarietà,personalmente ho creduto fin dall’inizio,cioè dall’epoca della firma dei Trattati istitutivi avvenuta verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso,tanto che proprio in quegli anni mi azzardai,nella quasi totale mancanza di materiali di approfondimento dottrinario,ad elaborare la mia tesi di laurea appunto sui trattati in parola.

Per rimediare alla situazione totalmente compromessa di Banca Marche,conseguente ad una gestione di concessione di crediti da parte   della Dirigenza sicuramente troppo  esposta a seri rischi perché eccessivamente concentrata in alcuni comparti,ma anche ad un avvitamento imprevedibile  della crisi generale,era stato messo a punto un intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi alimentato da conferimenti straordinari delle  Banche associate       .                                                                               

   La Commissione europea,però,ha bocciato questa soluzione per il motivo che vi ha individuato una forma di aiuto di Stato in violazione delle norme  in vigore sulla concorrenza,lasciando aperta la sola strada  della risoluzione,in parole povere della liquidazione della Banca, con il passaggio della parte buona alla Nuova Banca delle Marche,ed  il totale coinvolgimento dei soci e degli obbligazionisti subordinati.

A me questo sembra una piena,totale applicazione dei criteri che caratterizzano il liberismo economico che non si fa alcun carico dei numerosi elementi sui quali  improntare la convivenza,ma soltanto di quelli che scaturiscono dalla pura logica economica,e da ciò la mia cocente delusione nei confronti dell’Europa.

In tale delusione trovo un  valido sostegno nelle parole di un eccezionale testimone del pensiero liberista,Luigi Einaudi,che nelle sue “Lezioni di politica sociale” dice :….” Il meccanismo( cioè il libero mercato che è alla base del liberismo economico )è un impassibile strumento economico,il quale ignora la giustizia,la morale,la carità,tutti i valori umani”.

Con assoluta determinazione e convinzione dobbiamo batterci per un’Europa diversa,totalmente diversa,posto che significa imboccare un vicolo cieco sotto ogni profilo il ritorno alle nazionalità.

Queste modeste considerazioni ,infine, mi  portano a non considerare del tutto appropriati gli abbandoni  della clientela dell’ex Banca Marche da molti auspicati,come vado sentendo e leggendo,perché si dovrebbe  evitare nei limiti del possibile che vengano ulteriormente ridotti gli utili margini  della territorialità di certe strutture,già tanto intaccati ed anche sottovalutati con poca lungimiranza.

Gianni Bonfili.

              

                                                   

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