LA CAMPANA CHE SUONA A MORTO

La  tornata  elettorale  di  Domenica  non  presenta, come  al  solito,  tutti  vincitori ma  protagonisti  che  ridono  per  un  risultato  favorevole, comunque  sempre  marginale  in  termini  reali, ed  altri  che  piangono  per  un  risultato  inverso.

Io  trovo  preoccupante, anche  se  non  sorprendente, che  non  ci  si  soffermi  sopra  un  aspetto  pieno  di  conseguenze  significative :  l’alta  astensione, la  distribuzione  del  voto  tra  blocchi  quasi  equivalenti  e  contrapposti  mandano  in  frantumi  il  quadro  politico  con  grave  pregiudizio  della  G O V E R N A B I L I T A’.

La  prospettiva  dell’ingovernabibilità, a  questo  punto  purtroppo  molto  probabile, è  veramente  drammatica  in  considerazione  della  situazione  complessiva  che  l’Italia  deve  fronteggiare, caratterizzata  da  una  crisi  non  solo  economica  senza  precedenti  nella  storia  unitaria  del  Paese.

Invece  ognuno  guarda  ai  suoi  interessi  di  bottega.

E  quello  che  è  riuscito  a  conquistare  una  collinetta, euforico  e  pieno  di  presunzione, è  convinto  di  poter  scalare  il  Monte  Bianco  senza  difficoltà  e  senza  alcun  aiuto; quello  che, viceversa, ha  fallito  lo  stesso  obiettivo  pensa  soprattutto  a  modificare  la  catena  di  comando  tutta  interna  al  proprio  gruppo.

Di  fronte  a  questa  piega, se  si  vuole  evitare  il  naufragio  generale, è  indispensabile  un  cambiamento  radicale  di  rotta: bisogna  praticare  il  dialogo  costruttivo, senza  sufficenze  perché  nessuno  può  ragionevolmente  pensare  di  avere  la  ricetta  magica, bisogna  abbandonare  l’ Aventino  dell’astensionismo, cioè  dello  scetticismo  per  quanto  giustificato, che  non  offre  contributi  di  sorta.

A  me    pare  logico  pensare :  o  si  riesce  a  ragionare  in  grande  o  si  precipita  nel  baratro, ed  aggiungo  la  precisazione  che  non  mi  faccio  carico  delle  sorti  di  questa  o  di  quella  forza  politica, pur  avendo  un  mio  orientamento  politico  maturato  nel  corso  di  decenni, tanto  meno  di  mie  personali  prospettive  politiche, se  non  per  altro  per  ragioni  anagrafiche, ma  di  tener  conto  delle  sorti  delle  generazioni  che  vengono  dopo  di  me.

A  qualcuno  che  potrà  dire  che  è  tardiva  la  preoccupazione  per  le  nuove  generazioni  posso  rispondere  che, seppur  tra  tanti  errori  ed  omissioni, la  mia  generazione  con  le  forze  politiche  che  ha  saputo  esprimere, non  inventate  da  un  giorno  all’altro  e  troppo  frettolosamente  accantonate con  alternative  improvvisate  che  non  reggono e  difficilmente  reggeranno  alla  prova, ha  contribuito  a  collocare  l’Italia, storica  Cenerentola, tra  le  maggiori  potenze  mondiali.

Gianni  Bonfili.

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