Si è tenuta questa mattina presso la sede ARCI la conferenza stampa di presentazione del Comitato Cittadino di Recanati VotaNo al referendum, nato dopo la formazione di quello provinciale. Il comitato riunisce diverse forze democratiche come ARCI, ANPI, Comitato dei beni comuni, Sinistra Italiana, Sinistra Anticapitalista, FIOM CGIL e sono in contatto con il M5S. Per ora i singoli che ne fanno parte sono: Sergio Brizi, Sophia Coppari, Orlando Marchetti, Antonio Moscato, Maria Novella Pierini, Nico Stortoni, Monica Cecilia Grassetti, Monica Marchiani, Rossella Marinucci, Claudio Stura Ruggero Orilia e Riccardo Ridolfi.
La loro campagna non sarà contro il governo Renzi, tuttavia le motivazioni per votare No non si possono nascondere sia per il metodo sia per merito. Rispetto al metodo sottolineano come il porcellum con la sentenza N. 1 del 2014 sia stato dichiarato incostituzionale, quindi il parlamento che ne è scaturito non ha la legittimità per fare una riforma così grande. Per quanto riguarda il merito contestano gli argomenti disomogenei della riforma, che è vastissima e impedisce un confronto serio su ogni singolo punto. Contestano il voto a data certa, con il quale il governo potrà chiedere alla camera dei deputati di deliberare un disegno di legge entro 5 giorni dalla richiesta. Se sarà accolta, dovrà essere votata entro 70 giorni in via definitiva. Un tempo ritenuto troppo limitato. L’altro aspetto fondamentale della riforma è la composizione del Senato con consequenziale abbattimento dei relativi costi, composto da 100 consiglieri regionali e sindaci che non sono eletti ma vengono nominati e, nonostante siano diminuiti i compiti, il Senato continuerebbe ad avere poteri fondamentali in merito alla revisione della costituzione e ai trattati europei. Anche l’abbattimento dei costi è risibile visto che è limitato a un massimo del 20%. La Revisione del Titolo V, contenente le norme fondamentali che regolano le autonomie locali, si caratterizzerebbe per la riduzione dell’autonomia degli enti locali a favore dello stato centrale. Per i cittadini diventerà difficile farsi valere sulle proprie iniziative e su temi legati all’energia, ai trasporti e all’invasività di grandi opere. Anche gli organi di garanzia, Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale, risulteranno fortemente indeboliti e controllati dal governo.
“Possiamo individuare quello che è lo scopo principale: rendere impermeabile il parlamento a quelle che possono esse le istanze della grande maggioranza della popolazione e alle tensioni sociali che riforme antipopolari provocano.” C’è da aggiungere come la banca d’affari americana JP Morgan non gradisca gli elementi di socialismo della nostra Costituzione, chiamandoli “difetti”, come la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico. “Il diritto al lavoro e al dissenso per quanto non siano stati affrontati esplicitamente, saranno in pericolo per via del combinato con l’Italicum che darà la possibilità di ignorare quello che la legge impone su questi temi. Per queste ragioni si è costituito il Comitato per il No”. Conclude Ridolfi.
Claudio Stura infine pone l’accento sulla discriminante dell’antifascismo e cita i nomi autorevoli che fanno parte del comitato: Antonio Bravi, Fabrizio Carbonetti e Antonio Moscato.
Due le prossime date: il 29 luglio a Piediripa, momento di autoformazione organizzato dalla FIOM e CGIL, mentre il 30 luglio ci sarà l’incontro con il costituzionalista Giuseppe Ugo Rescigno considerato uno dei massimi esperti di Diritto Pubblico in Italia.
Nikla Cingolani
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