Intervista al tenore Stefano Gagliardi

Interpretare Beniamino Gigli mi è servito come lezione di vita, di umanità e professionalità”. 

Così ha dichiarato il tenore Stefano Gagliardi dopo essersi calato nei panni del nostro Big Beniamino nel film di Giuseppe Conti “Un uomo una voce”. 27 anni, nato a Catanzaro, diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Stefano canta dall’età di 3 anni quando, per ottenere in premio un pallone, si esibisce sul palco “Sant’Elia” di Catanzaro. Fu subito notato per le sue qualità vocali e perciò indirizzato al canto moderno presso l’Accademia “F. Chopin”. Nel 1997, il direttore artistico Gianni Franco Cerchiari di Modena, scopritore di Andrea Bocelli, organizza un’opera di Puccini, la “Tosca”, il cui ricavato fu devoluto agli alluvionati di Sarno. Il bambino che doveva interpretare il pastorello, a causa di una tonsillite dovette rinunciare al ruolo così, dopo una selezione, Cerchiari trovò in Stefano la voce bianca di cui aveva bisogno. Da lì in poi un susseguirsi di molti premi e riconoscimenti internazionali fino all’interruzione della carriera canora, a 12 anni, per la cosiddetta “metamorfosi vocale”. Ripresi gli studi all’età di 15 anni,  poco dopo conosce Luciano Pavarotti il quale, conquistato dal timbro della sua voce, in un successivo incontro nella villa di Pesaro lo inserisce nella sua esclusiva scuola. Ripensa a Pavarotti come una persona generosa dotata di grande umanità, qualità appartenute a Beniamino Gigli che per il suo altruismo era chiamato “il cantore del popolo”. Stefano ripete le parole del nostro grande tenore “Sono nato povero, è mio dovere aiutare i poveri”, frase che sintetizza al meglio il pensiero gigliano. Il film ripercorre le tappe della vita di Gigli dall’infanzia all’adolescenza, prima che diventasse famoso. Per Stefano Gagliardi, alla sua prima esperienza attoriale, l’evidente somiglianza fisica con Gigli è stata fonte di grande emozione e responsabilità. Non nega di aver affrontato molte difficoltà durante la lavorazione. Fortunatamente al suo primo ciak ha dovuto cantare, così il ghiaccio si è rotto ed è andato tutto per il meglio. “Un uomo e una voce” conclude Stefano “è un film molto educativo che riporta a vecchi valori soprattutto riguardo agli affetti. Insegna a porsi degli obiettivi possibilmente raggiungibili, andare avanti e non mollare mai. Per me Gigli è stato di grande stimolo per crescere dal punto di vista umano”.

Nei suoi prossimi impegni, dopo la promozione del film, è prevista una tournee all’estero oltreoceano.

 

 

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