Vertice ieri mattina nella sala convegni della direzione sanitaria del Santa Lucia per fare il punto dei lavori in atto nella struttura ospedaliera. Erano presenti dirigenti dell’Area Vasta 3, fra cui Massimo Palazzo, direttore medico ospedaliero, e il direttore Alessandro Maccioni, nonché la delegata alla sanità del comune leopardiano, Antonella Mariani, e il consigliere regionale Luca Marconi. Una riunione di routine, l’hanno definita, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori che, se non dovessero subire rallentamenti imprevisti, dovrebbero terminare per il prossimo giugno. Ciò significa avere la possibilità di trasferire, per quella data, il poliambulatorio, oggi sito in via Cupa Madonna di Varano, nei vecchi locali dell’ospedale, che furono della ginecologia, e terminare i lavori per la nuova dialisi.
Questo comporterà anche la soppressione del Punto di Primo Intervento e l’entrata in funzione, al suo posto, del Punto di Accoglienza Territoriale (PAT), gestito non più da medici ospedalieri, come avviene ora, ma dai medici di guardia medica di notte e di giorno da un servizio infermieristico.
Contro questa riduzione drastica dell’attività di emergenza si è mosso da tempo un comitato di cittadini impegnato in questo periodo in una serie di incontri con i residenti dei vari quartieri della città in preparazione di una grande manifestazione in programma in primavera.
Appare, invece, difficile nell’immediato il trasferimento dei 40 pazienti della Rsa, oggi collocata nella sede degli Ircer di via XX Settembre, per le ben note difficoltà di trovare un accordo economico fra la stessa Asur e la Fondazione Ircer. La prima rivendica, infatti, la restituzione dalla Fondazione di quota parte dei soldi impegnati per ristrutturare a suo tempo quei locali, dove si trova attualmente la Rsa, mentre la seconda si trova in ovvie difficoltà economiche e giuridiche nell’accogliere la richiesta.
Nel summit di ieri mattina si è anche parlato di un prossimo incarico ad un medico per affiancare l’attività dei due attualmente in servizio, la Messini e la Micheli, per rendere quindi la turnazione più agevole sia nel servizio al Punto di Primo Intervento, finché non verrà soppresso, che nel reparto delle cure intermedie dove, a turno, prestano servizio anche i medici di medicina generale. Oggi una buona parte dei letti sono occupati ancora dagli sfollati del terremoto.
La presenza di questi medici ospedalieri potrebbe, in futuro, non rendersi più necessaria se altri medici di famiglia aderiranno al progetto: oggi sono appena in sette, di cui due vengono da fuori, i sanitari che hanno accettato di prestare la loro attività, oltre che nel loro ambulatorio, anche nella struttura ospedaliera.
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