Riporta l’amara sensazione di vaghezza Marco Buccetti portavoce del Comitato Salviamo il Punto di Primo Intervento del Santa Lucia di Recanati dopo l’inaugurazione della nuova dialisi e poliambulatorio, del mammografia e del baby pit stop avvenuta sabato pomeriggio alla presenza delle autorità regionali e comunali. “Noi chiediamo chiarezza sul progetto che ha in testa la Regione, certezze sul mantenimento del Punto di Primo Intervento, programmi concreti e non solo cose molto vaghe. L’ospedale di comunità, per Buccetti, medico di famiglia, è una sorta di inganno verso i cittadini perché si utilizza impropriamente il termine ospedale quando questo non lo è più. Siamo contenti che la dialisi sia rimasta e sia migliorata e cresciuta ma era una cosa dovuta e non nuova: di fatto è solo una migliore location. Siamo contenti di tutte le altre specialistiche presenti ma non dimentichiamoci che sono servizi ambulatoriali implementati non tanto in base a un progetto quanto grazie alla disponibilità di tanti miei colleghi bravi, stimabili e capaci”.
Si dice che non poteva essere altrimenti per legge nazionale
“La legge prevede un ospedale ogni 300 mila abitanti: questo va bene per grandi città dove la struttura hai mille modi per raggiungerla: autobus, metropolitana, bus, tram ma in una regione come le Marche, che è composta da tante piccole cittadine distribuite sul territorio con difficoltà nei collegamenti l’una con le altre non è possibile. In altre regioni, come il Veneto, il governatore ha fatto un’opposizione più netta alla legge e l’ha interpretata in base al suo territorio. Mi sarei aspettato altrettanto dal nostro rappresentante del popolo”.
A Recanati, comunque, è rimasto il Punto di Primo Intervento
“Si, certo, grazie alla nostra mobilitazione abbiamo ottenuto la promessa che il PPI non verrà cancellato almeno finchè non andrà via l’attuale direttore dell’Area Vasta 3, Alessandro Maccioni. Ma è anche vero che il PPI di Recanati lavora con un organico medico estremamente ridotto perché due medici debbono gestire i posti letto di sopra e le emergenze di sotto contemporaneamente. Di conseguenza è destinato ad essere intasato e a scomparire completamente. Quello che chiediamo è certezze sul suo mantenimento”.
Sabato, però, è stato presentato un programma ricco di servizi e attività
“Di fatto si è trattato di spostare servizi già presenti in spazi lasciati vuoti da servizi che non si cono più. Con la famosa delibera 139 è stato soppresso il Pronto Soccorso dove affrontata l’emergenza, cosa ben differente dai PPI e dal PAT, i posti letto sanitari, la possibilità di elementi diagnostici perché nelle cure intermedie non si fa diagnosi e non si curano gli acuti: insomma non c’è più l’H di ospedale con la quale avere almeno un piccolo reparto di lunga degenza per alleviare i disagi degli utenti che oggi, insieme a tutto il carico economico, ricade tutti sulle spalle della famiglia”.
Qualcuno avanza il sospetto che tutto questo viene fatto a beneficio della sanità privata. Lei che ne pensa?
“Anche io ho un po’ il sospetto di questo ma cosa vuol dire? Significa fare passi indietro rispetto alla grandezza della sanità italiana che era rivolta a tutti mentre ora sarà rivolta solo a chi se lo potrà mettere? Le strutture sociali private sono alla base del nostro sistema di servizi, basta pensare al nostro ospedale e Ircer, servizi entrambi frutto della lungimiranza e generosità di privati cittadini, ma ora stiamo andando verso non un privato sociale ma verso un privato di interesse e questo è un grave danno per i cittadini”.
Che farà ora il Comitato?
“Certo non demordiamo e non lasciamo la lotta. Vista la scarsa volontà della Regione, presenteremo, insieme agli altri comitati e sindaci del territorio, proposte concrete per difendere la sanità delle Marche e su queste chiameremo a raccolta i cittadini”.
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