la povertà urla piano, sottovoce

Se a livello nazionale la povertà aumenta e l’Istat continua a fotografare famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, a Recanati per Don Rino Ramaccioni, parroco della chiesa di Cristo Redentore, i poveri sono diminuiti di almeno una metà in termini numerici perché hanno cambiato faccia. “Sono diminuiti gli stranieri, ci dice, perché molti o stanno ritornando a casa o vanno verso la Germania o la Francia. Aumenta, però, il numero di quelli italiani senza neanche che riusciamo a sentire la loro voce. La povertà, commenta sconsolato Don Rino, urla piano, sottovoce sperando che chi deve sentire, specie chi ricopre posti di responsabilità, li possa ascoltare”. Già la politica! Don Rino lancia un monito per la prossima campagna elettorale: “Adesso sono in tanti a mettere il lavoro al primo posto ma è seria la cosa? Seria significa rispondere al bisogno immediato e bel frattempo rimuovere le cause. Io farei firmare l’impegno a tutti i politici che si candidano perché poi possano essere inseguiti, in senso buono naturalmente, da tutti coloro che li hanno votati fidandosi delle loro promesse per chiedere loro come pensano di concretizzarle”. Ma chi bussa alla porta della Chiesa? “Quando si pensa alla povertà si pensa subito a quelli che stanno davanti al supermercato o nelle piazze a chiedere l’elemosina, certo sono poveri anche loro, ma c’è una povertà che non fa rumore. Questa mattina mi ha chiamato un italiano che cerca da tutte le parti lavoro per i suoi due figli e mi ha chiesto se io per caso conoscessi qualcuno. Un altro, qualche giorno fa, mi ha confessato che è arrivato alla disperazione più cupa perché non sa cosa dare da mangiare a quelli di casa sua. Gli ho detto vieni questa sera, quando ho finito la messa ho qualche cosa da darti che abbiamo recuperato grazie alla generosità di chi partecipa alle nostre collette. Chi ha fame ha fame subito, ma rispondere alla povertà non è solo rispondere immediatamente a chi ha fame ma rimuovere le cause dando la dignità di un futuro, di un lavoro. La Caritas diocesana di Macerata si è organizzata anche cercando di trovare posti di lavoro, magari solo per sei mesi, a cui contribuiscono economicamente loro stessi. Solo per due persone poi è stato rinnovato il contratto su una decina proposti, di cui 2 di Recanati. Dai un sollievo per sei mesi e meglio di niente è ma poi? E gli altri 8? Ritornano di nuovo nel baratro.”

 

 

;

Lascia un commento