Ci sono voluti sette anni perché la verità venisse fuori a caratteri cubitali: ASSOLTI PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE. La vicenda riguarda il recanatese Gabriele Accattoli e la sua collega in Questura a Macerata, Monia Di Iulio e prende il via nel febbraio del 2011 quando erano stati accusati, lui allora era in servizio al commissariato di Civitanova Marche mentre lei in Questura a Macerata, di aver effettuato accessi non autorizzati alla banca dati delle forze di polizia alla ricerca di notizie, segretate in quel momento, relativamente all’esistenza o meno di una denuncia per calunnia nei confronti dell’Accattoli stesso. Un’accusa completamente inventata e senza alcun fondamento tanto che è stato lo stesso pm, Francesca D’Arienzo, l’altro giorno in Tribunale a Macerata a chiedere la piena assoluzione per entrambi perché il fatto non sussiste. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Luciano Pacioni e Luca Sartini. “E pensare, commenta amareggiato Accattoli, che ho uno stato di servizio impeccabile con un encomio, sette parole di lode, 23 di compiacimento, 3 attestati di benemerenza e una medaglia argento e una d’oro per anzianità di servizio”.
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