Recanati: nessun futuro per la messa a norma della chiesa del cimitero

Se fosse una gara a chi è più bravo avrebbe decisamente vinto l’Amministrazione comunale di Recanati battendo 2 a 0 la Curia di Macerata per le chiese di proprietà comunale che hanno riaperto i battenti in questi ultimi anni dopo i danni del terremoto. Si tratta della chiesa di San Vito, riaperta nel marzo dell’anno scorso, e di quella di San Francesco che ha ripreso in pieno la sua attività addirittura nel settembre 2017.

A rivendicare il risultato è il vice sindaco Antonio Bravi cercando così di giustificare l’assenza, ancora oggi, della volontà dell’Amministrazione di metter mano all’altra chiesa di proprietà comunale, quella di Santa Maria in Varano, ovvero la chiesa del cimitero, chiusa dal novembre 2010 a cui le ultime scosse di terremoto hanno dato il colpo di grazia. “Purtroppo l’intervento necessario è importante e condizionerebbe troppo il piano delle opere pubbliche, spiega Bravi, significherebbe in un anno fare solo questo tipo di investimento”. Servirebbe il miracolo di riuscire ad intercettare un contributo o una qualche risorsa a livello nazionale o europeo che permetterebbe, ormai alla prossima Amministrazione, di fare un pensierino su quell’edificio che risale al 1450 e dove al suo interno sono conservati, in che condizioni non si sa, il pozzo di S. Giacomo della Marca e una cappella funeraria della famiglia Leopardi con affreschi di un certo pregio.

Insieme a queste sono tante le chiese a Recanati, di proprietà della Curia, che oggi hanno le porte chiuse perché considerate non sicure ad iniziare dalla centralissima San Domenico, un tempo cuore pulsante della città, e, sempre in centro storico, San Michele. Come non ascoltare il grido di dolore di Castelnuovo, un quartiere periferico che già vive un momento drammatico di spopolamento e di abbandono e da tempo non può godere neanche della chiesa di Santa Maria come punto di aggregazione?

Infine l’appello lanciato anche ultimamente da Sergio Beccacece, direttore del corso “Storie e personaggi recanatesi” dell’Università di istruzione permanente cittadina, per cercare di riportare l’attenzione, non solo della proprietà, la Curia, ma anche dell’Amministrazione sulla chiesetta di San Leopardo, contenente la tomba gentilizia della famiglia, chiusa nel 2010. “La zona, commenta Beccacece, andrebbe inserita in un itinerario leopardiano perché San Leopardo è un luogo più volte citato da Giacomo nelle sue Memorie d’infanzia e d’adolescenza”.

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