Per Massaccesi l’urgenza in sanità non è il nuovo ospedale ma servizi territoriali efficienti

“Nel mio ambulatorio, racconta  Daniele Massaccesi, medico recanatese di medicina generale, nel 2018 sono passati almeno 10 mila pazienti e solo per fare un esempio parliamo di 8 mila persone che in un anno si sono rivolte al Punto di Primo Intervento di Recanati. Questo solo per dire che ho un po’ il polso della situazione e per questo mi permetto di consigliare al nostro direttore dell’Area Vasta 3 di non farsi trarre in inganno da progetti dove sono previste grosse spese, pensi a quelle che sono le vere emergenze sanitarie a livello territoriale, applichi il principio che a spostarsi non debbono essere sempre i pazienti, specie se non autosufficienti, ma lo può fare anche lo stesso specialista. E’ per questo che resto sempre più convinto che sia necessario che la radiologia e altri servizi funzionino h.24 e che sia un errore che oggi i PPI non siano attrezzati per dare risposte alle vere emergenze, non hanno tutta l’attrezzatura e il supporto specialistico necessario per dare risposte urgenti.”

Certo Massaccesi non dice no al progetto del nuovo ospedale di zona, da realizzare a Pieve di Macerata ma per lui oggi, viste anche le difficoltà economiche del pubblico, sarebbe meglio intervenire per gestire la sanità il più vicino al domicilio dell’utente e potenziare i servizi territoriali magari anche attrezzando diversamente gli ambulatori degli stessi medici di famiglia. “Non è possibile avere liste d’attesa improponibili e continuare ancora a fare progetti con tempi difficilmente immaginabili per coprire una vallata che ha già ospedali.

I Punti di Primo Intervento sono fondamentali, è il primo approccio. Non metto in discussione che di notte al PPI ci sia non un medico dedicato ma un 118 né metto in discussione la sua professionalità ma ne va del futuro della struttura perché non è possibile continuare a tamponare il servizio con medici che non sono specifici del Pronto Soccorso senza dotarlo di una sua autonomia stabile per il futuro.  

Facciamo un investimento non per costruire un nuovo ospedale ma per creare, una per ogni provincia, strutture territoriali d’emergenza come le Stroke Unit per patologie particolari acute come l’infarto e l’ischemia cerebrale. Queste sono le vere emergenze. Fare un nuovo ospedale lo faremo quando saremo più ricchi”.

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