LA CITTA’ E’ FATTA DI PERSONE.

Nota di Girio Marabini. Il dolore e la disperazione della gente di fronte alla morte di persone vinte dalla vita , alle quali vanno il nostro rispetto e la nostra preghiera, non devono restare inascoltati. Sono un monito, non certo un atto di accusa, per chi, in buona fede, pone la sua persona a servizio degli altri nella città mettendo in gioco la propria credibilità e onorabilità e la propria pace. Sono un monito, non certo un’accusa, per tutti, me compreso. Spesso mi chiedo se so rispondere adeguatamente come cittadino alla domanda di aiuto che viene dagli altri. La quotidianità della vita e i suoi problemi, ci fanno a volte perdere di vista gli altri.

Nella convivenza civile però ciò che ci dovrebbe guidare è essenzialmente la disponibilità verso il prossimo, verso chi ci è vicini. Questa disponibilità è già di per se stessa servizio. La città infatti non è un “accumolo occasionale di pietre ,diceva Giorgio la Pira, (il sindaco santo di Firenze) sono misteriose abitazioni di uomini” (si veda il documento “La Pira profeta di speranza“). La città è fatta di persone, che hanno un proprio volto, che amano, che soffrono , che lavorano, che si evitano o che hanno fretta o che si danno la mano, che pregano. Eppure oggi il sentimento diffuso è quello della solitudine, il sentirsi solo tra gli altri. Sarebbe allora necessario fermarsi un attimo per ripensare questa nostra società , restituendole valori importanti come quelli del rispetto, della condivisione e dell’aiuto reciproco. Un pò quello che accadeva tanti anni fa nelle nostre campagne sia nei duri lavori della terra, al tempo della trebbiatura ad esempio, che nelle occasioni di festa e di gioia, quando tutti accorrevano e davano reciprocamente un aiuto.

Può sembrare una banalità eppure sarebbe sufficiente riuscire a ricostruire proprio quella rete di legami in cui ogni persona rappresenta l’elemento di collegamento tra gruppi di appartenenza diversi (i vicini, i luoghi di lavoro, la cultura, lo sport ecc…) favorendo in tal modo la diffusione delle informazioni, le segnalazioni, l’aiuto reciproco e la collaborazione ( per un approfondimento si veda la teoria dei legami deboli di Mark Granovetter  nel testo “La forza dei legami deboli e altri saggi”, Edizione RCS libri S.p.A, Milano, 2011 con prefazione del professore Massimo Follis). Dobbiamo ripartire dunque dalla base facendo della nostra città una “comunità” di persone , i cui componenti collaborano per il benessere di tutti. La politica in questo senso può fare molto, ponendosi in atteggiamento di ascolto, orientandosi più sulla cultura dell’ “abitare” che su quella delle “cose da fare”, ponendo cioé al centro della propria azione la persona e la qualità della vita.

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