Castelnuovo: l’enigma della torre e del portale

Lo diceva anche Leopardi che gli uomini distratti non imparano mai nulla. A volte si dà tutto per scontato senza soffermarsi su ciò che ci circonda tanto da guardare senza vedere. Non è così per sig. Roberto Anconetani che, con sguardo acuto, si accorge di una maschera incastonata nella parte a Nord-Ovest della torre della Chiesa di S. Maria di Castelnuovo, in opposizione alla facciata. Se fosse un elemento decorativo, dovrebbe ricorrere anche negli altri lati. Allora che cos’è? Che cosa significa? A spiegarlo, ieri pomeriggio alle ACLI di Castelnuovo, è il Dott. Beccacece in un incontro come preludio della lezione del 3 novembre del suo corso “Storie e personaggi recanatesi”, che aprirà i corsi dell’Università di Istruzione Permanente di Recanati. L’enigma si è risolto grazie alla consulenza di Don Antonio Castellani, il quale ricorda i tempi passati quando a Montecassiano, all’approssimarsi di una tempesta, il sacrestano usciva per verificare da dove arrivasse. “Se proveniva da Nord-Ovest, parte da dove vengono i temporali più dannosi, suonava le campane. Istintivamente si era capito ciò che gli scienziati hanno poi confermato, che l’onda sonora diffusa dal campanile, poteva impedire il formarsi della grandine e favorire l’inizio meno violento della pioggia. Ecco perché all’interno delle antiche campane si trova incisa la scritta A FULGURE ET TEMPESTATE LIBERA NOS DOMINE”. La maschera è un elemento grottesco che rappresenta l’espressione figurativa della torre e della campana. E’ una sentinella che esorcizza il male rappresentato dalla tempesta e, soprattutto, dai fulmini e dalla grandine. Secondo Don Antonio l’interpretazione è rinforzata dalla tradizione che, all’avvicinarsi del temporale, vedeva l’uscita di una piccola processione con la Santa Croce. “La torre, così come il mascherone, risale al 1100 ed è robusta e massiccia per contenere e reggere il campanone il quale ha un peso inferiore a quello della Torre del Borgo ed è più grande di quello de del duomo.” Il dott. Beccacece si appella poi alle autorità competenti per provvedere al restauro della parte superiore della torre che ne avrebbe urgente bisogno. Oggi le App sul telefonino avvisano dell’arrivo di pioggia intensa e della grandine ed è più difficile farsi prendere alla sprovvista, ma un piccolo particolare come questa maschera ci riporta alle nostre più antiche tradizioni e alla saggezza popolare da non dimenticare. Altro particolare emerso nell’incontro di ieri è il racconto del bellissimo portale, da poco restaurato, datato 1253. Secondo le ricerche del dott. Beccacece la chiave dell’interpretazione è il Vangelo di San Giovanni quando Gesù dice “Io sono la vite, voi i tralci e il Padre mio l’agricoltore”. Inoltre ha proposto una nuova traduzione della lunetta, diversa dalle precedenti perché escluderebbe il nome del committente. La vecchia traduzione “Il Signor Caro ordinò quest’opera. Il Maestro Nicola Anconetano eseguì questo lavoro” diventerebbe “Il Signore Ottimo Massimo sia lieto per questa opera eseguita per lui dal Maestro Nicola Anconetano”. La discussione è aperta.

Nicla Cingolani

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