La panchina incatenata. E' il destino atroce che sta subendo una bella panchina in legno posta lungo il vialone del Centro nazionale di Studi leopardiani, che coppiette in cerca di un d’intimità, sradicano dal suo posto per anfratti segreti e più intimi. Per cui la panchina viene trasportata ora nel fondo del boschetto per soddisfare gli ardori di istinti amorosi, ora dietro siepi nascoste e buie. Ci si dimentica, però, di riporla al suo posto, tanto che la mattina dopo il personale del centro è costretto a cercarla fra gli alberi e riportarla là dove è il suo posto naturale per dare ristoro ai turisti e ai residenti del quartiere che frequentano i luoghi leopardiani. Stanchi di fare ciò hanno ben pensato di legare la panchina, alla robusta staccionata in legno con tanto di catena e lucchetto. Forse il Fai, l’architetto Pejrone e la IGuzzini Illuminazione, al lavoro in questi giorni per il recupero del Colle dell’Infinito, farebbero bene nel loro progetto a tenere presente anche questa esigenza collocando comode panchine in luoghi discreti illuminate da quella famosa “luce intelligente” che si alza e si abbassa d’intensità adattandosi alle esigenze del momento e, magari, ai sospiri degli amanti.
Antonio Tubaldi
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